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DUE MODELLI DI AGRICOLTURA: CONVENZIONALE E BIOLOGICO

Negli anni Ottanta matura la sensibilità collettiva nei confronti dei temi ambientali, che toccano anche la produzione agricola.

Si sviluppano nuovi modelli produttivi: accanto all’agricoltura biodinamica, nata negli anni Venti in Austria, che teorizza aziende autosufficienti e guidate da cicli cosmici, si afferma in alcune realtà l’agricoltura integrata.

Il suo obiettivo è quello ottenere prodotti di alta qualità utilizzando risorse e meccanismi di regolazione naturale, in grado di non portare danno all’ambiente. Cresce il rispetto nei confronti dei diversi fattori produttivi e di conseguenza gli interventi fitosanitari diventano mirati e limitati, la fertilità originale del terreno viene ripristinata attraverso mezzi naturali, le condizioni di vita degli animali allevati migliorano.

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Sull’agricoltura integrata si innesta poi l’agricoltura biologica.

Inizialmente viene applicata da un ristretto numero di agricoltori ed apprezzata da un esiguo numero di consumatori, a causa del poco attraente aspetto dei prodotti biologici ( frutta e verdura di dimensioni più piccole rispetto alla norma, con aspetto opaco e spesso grinzoso) e del prezzo elevato.

Gli anni Novanta rappresentano la svolta.

La produzione biologica raggiunge standard qualitativi ed estetici elevati, che appagano sempre meglio il gusto e le aspettative dei consumatori. Aumenta anche in modo considerevole la richiesta di ingredienti biologici per gli alimenti destinati alla prima infanzia.

L’agricoltura biologica conosce uno sviluppo sorprendente, tanto che l’Unione Europea registra il cambio di tendenza ed emana i primi regolamenti per la sua applicazione già nel 1991.

I paesi membri recepiscono le indicazioni a ivello comunitario con tempi e modi diversi; l’Italia delega alle Regioni la facoltà di emanare la relativa normativa.

La nuova agricoltura diventa una realtà in forte espansione in molti paesi europei. Oltre che in Italia, anche in Portogallo, Grecia, Francia e Spagna. In altre nazioni, come Austria, Finlandia e Svezia si è affermata già da tempo in modo più graduale e continua lo sviluppo già consolidato.

In Italia le attività produttive biologiche nel 1997 interessavano già oltre il 4% della superficie agricola utile. Oggi stanno continuando a crescere e si prevede il traguardo del 10% nel giro di pochi anni.

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Attualmente le aziende che adottano il metodo biologico sono concentrate nelle regioni meridionali, in larga misura in Sicilia ed in Sardegna, mentre al Nord si sono localizzate le attività di trasformazione e sono più forti i consumi.